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I russi si ritirano da Kharkiv: è la seconda grande sconfitta dopo Kiev

Tra i carrarmati distrutti e le postazioni lasciate dai soldati di Mosca pressati con il fuoco delle armi fornite dall'Occidente agli ucraini

KHARKIV - Alla fine di marzo i soldati russi che per un mese avevano tentato di assediare la capitale Kiev si sono ritirati ed è stata l’ammissione implicita che la Russia aveva perso la prima fase della guerra. Adesso è successo qualcosa di molto simile a Kharkiv, la seconda città del paese, nel nord, a pochi chilometri dal confine russo. Da circa dieci giorni una controffensiva ucraina resa possibile dall’arrivo delle armi mandate dai governi occidentali spinge i soldati russi indietro, a distanze che superano anche i cinquanta chilometri. I soldati russi si ritirano verso nord, quindi verso la Russia, e a est, verso il fiume Seversky Donetsk.

Come spiega una fonte militare a Repubblica, “i russi hanno spostato molte forze nel Donbass e nell’area della città di Izyum, che fa da perno per la battaglia nel Donbass. Questo vuol dire che le loro posizioni sono rimaste più sguarnite qui e noi abbiamo attaccato. E’ tutta una questione di forze a disposizione e i russi non ne hanno un numero infinito. Se spostano più soldati a sud ne hanno meno qui e noi avanziamo”.

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A vedere la lunga sequenza di villaggi liberati verso est, che da Tsirkuny arriva fino a Stariy Saltiv, l’impressione è che i russi si siano ritirati a grandi blocchi di due, tre villaggi per volta e in alcuni non abbiano nemmeno combattuto. Se ne sono semplicemente andati, spesso lasciando molte trappole esplosive dietro di loro. Le forze ucraine avanzano meno veloci di quanto potrebbero permettersi e in alcuni luoghi è chiaro che mettono piede per la prima volta e non sanno cosa aspettarsi. Entrano nei rifugi dei russi, esaminano il materiale che i soldati hanno saccheggiato dalle case dei civili, recuperano le armi abbandonate. Nei prati ci sono i segni freschi di centinaia di colpi di artiglieria, sparati da russi e ucraini per colpire i carri armati in movimento.

La prima conseguenza di questo ritiro russo è che per la prima volta in circa ottanta giorni Kharkiv è finalmente fuori dal tiro dei bombardamenti russi più frequenti, quelli fatti con i cannoni e con i razzi Grad (non è fuori dal tiro dei missili, che sono più costosi e quindi più rari, ma questo vale per l’intera Ucraina fino a Odessa nel sud). La seconda conseguenza è che la Russia ammette in modo implicito, per la seconda volta, di non avere abbastanza forze per vincere la guerra.

Prima si è ritirata per ko tecnico da Kiev, adesso si ritira dalla zona di Kharkiv, ed entrambe confinano con la Russia. Come sia possibile pensare, per i generali russi, di riuscire a conquistare territorio più in profondità in Ucraina se non è possibile controllare queste regioni contigue al confine non è dato sapere. Il tasso di attrito, vale a dire il numero di soldati e di mezzi persi ogni giorno dai russi, è insostenibile. Il paesaggio è punteggiato da carcasse di mezzi e questo vuol dire che sono troppi per essere rimossi tutti, perché di solito gli ucraini sono molto orgogliosi del fatto che riescono a pulire in fretta i segni della guerra. Il territorio di Kharkiv serve anche da fondamenta per le battaglia del Donbass, da qui passano tutte le linee di rifornimento. Se gli ucraini avanzeranno ancora, metteranno a repentaglio quelle linee che fanno funzionare la logistica. Vincere nel Donbas è un obiettivo dichiarato del Cremlino, se i soldati russi non otterranno risultati significativi entro breve si comincerà a parlare di fallimento su quasi tutta la linea.

L’attacco a Kiev per rimpiazzare il governo ucraino è andato a vuoto e anche la messa in sicurezza del Donbass non c’è. I russi potranno dire di avere conquistato del territorio a sud – come la città di Mariupol, che però è stata rasa al suolo. I gruppi tattici di battaglia della Russia avevano tentato di prendere Kharikiv fin dal primo giorno di guerra, non ci erano riusciti e si erano limitati a scorrerle accanto, verso sud e in direzione della battaglia del Donbass. Per tutto questo tempo le linee russe sono state appena fuori dalla città e l’artiglieria ha bombardato senza pietà i quartieri residenziali con intenti punitivi e ha costretto una parte della popolazione a fuggire e un’altra a trovare rifugio nelle stazioni sotterranee della metropolitana. Adesso i rumori dell’artiglieria si sentono ancora ma in lontananza, riguardano altri luoghi fuori da Kharkiv.

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