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Nino Manfredi e tutte le sue prime volte «torinesi»

Dall’esordio al cinema con Gambino agli spot Lavazza di Armando Testa, fino al debutto alla regia con un film «benedetto» da Italo Calvino: nel corso della sua carriera il romanissimo attore ha sempre mantenuto un sottile legame con il Piemonte
Nino Manfredi e tutte le sue prime volte «torinesi»Nino Manfredi e tutte le sue prime volte «torinesi»Nino Manfredi ne L’avventura del soldato tratto dalla novella di Calvino

Il club dei «centenari» si allarga e, dopo Federico Fellini e Alberto Sordi, ecco aggiungersi Nino Manfredi. Nato a Castro dei Volsci il 22 marzo 1921, da queste parti viene spesso accostato al proverbiale carosello della torinese Lavazza dove, allargando le braccia al cielo con quel sorriso sornione, ti faceva sentire il gusto del caffè anche attraverso la tv. «Se non è bono che piacere è?», si chiedeva in quei cento filmati pubblicitari girati tra il 1977 e il 1992, firmati dal genio creativo di Armando Testa e diretti prima dal veterano Luciano Emmer, poi dal figlio Luca Manfredi. Solo réclame, certo, ma anche grazie a quelle gag caratterizzate da familiarità e humor e spalleggiate dall’immancabile governante Natalina, ci sentivamo un po’ tutti amici del Nino nazionale.

Pubblicità a parte — nel suo primo carosello del 1962 aveva reclamizzato curiosamente la penna che portava il nome del barone torinese Marcel Bich — c’è più di qualche sprazzo di Piemonte nel cinema di un attore che faceva della romanità il suo tratto caratterizzante; mai sbruffone, per quello c’era Alberto Sordi, né spaccone, chi meglio di Gassman, quanto piuttosto tagliato su molteplici tonalità più fataliste e malinconiche, così moderne nella loro inquietudine.

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La sua lunga carriera cinematografica cominciò con Torna a Napoli del 1949 dove, pur protagonista, il suo nome era accostato agli altri interpreti solo in ordine alfabetico. Quel film d’esordio era diretto da Domenico Gambino, un torinese che si era fatto le ossa nel cinema come comparsa nelle comiche di Cretinetti prodotte dall’Itala Film di Gianni Pastrone; dopo aver ricoperto un piccolo ruolo in Cabiria si sarebbe trasferito all’Ambrosio Film e, infine, avrebbe fondato una propria casa di produzione. Nel film, Manfredi interpretava un giovane soldato americano e già faceva intravvedere la capacità di far coesistere doti comiche e drammatiche. Anche la sua prima apparizione in Rai, accreditata in Orchestra delle Quindici del 1954, fu diretta da un piemontese, l’alessandrino Romolo Siena che avrebbe ottenuto la sua consacrazione con la regia di Lascia o raddoppia solo un anno più tardi. Nel 1958 prese parte a Carmela è una bambola del torinese Giovanni Puccini, ma ben più memorabile fu il suo esordio alla regia nel 1962. Lo ricordava Manfredi stesso in un’intervista di Enzo Biagi quando alla domanda su quale fosse il ruolo cui fosse più affezionato, l’attore romano aveva risposto senza indugio: «Quello che ho ricoperto ne L’avventura del soldato», episodio del film L’amore difficile, tratto da un racconto di Italo Calvino. «Calvino — ricordava Manfredi con malcelato orgoglio — inizialmente non era convinto della mia versione, perché il soldato nel film rimane sempre in silenzio, contrariamente al suo scritto; ma appena lo vide mi disse: “Lei ha reso questa storia migliore di quanto non abbia fatto io”». Forse anche per questo la prima edizione del Cinema Giovani lo inserì nel programma, regalando all’artista la pioneristica platea composta dal futuro pubblico del Tff.

Citando l’amaro Pane e cioccolata (Franco Brusati, 1973), dove la battuta «va un po’ a vedé a Milano e a Torino, come trattano i meridionali», era inserita nel contesto del problema dell’emigrazione, la presenza di Manfredi in Piemonte avverrà infine nel crepuscolare film tv di Rai Uno del 2002, Un difetto di famiglia. Diretto da Alberto Simone, co-interpretato da Lino Banfi e sostenuto da una giovane Torino Film Commission, il progetto era ambientato a Pesaro ma con molte scene girate in regione, in particolare a Stresa e a Orta San Giulio nella cui chiesa dell’Assunta si girò la sequenza del matrimonio sul finale.

Domani, in prima serata, Rai2 e Sky Arte lo ricorderanno in Uno, nessuno, cento Nino; un buon modo per iniziare la settimana all’insegna della memoria e del buon cinema.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

20 marzo 2021 | 19:39

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