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«Per tutte le altre, che ancora non sanno»

L’introduzione di Martina Castigliani a «Libere: il nostro NO ai matrimoni forzati»

L’introduzione di Martina Castigliani a «Libere: il nostro NO ai matrimoni forzati»

Questo libro è stato scritto da sei autrici: cinque di loro non le incontrerai mai. Non saprai il nome, il numero degli anni o dove vivono. Non ti diremo quanto sono alte. Scordati i colori degli occhi, dei capelli, della pelle. Ogni dettaglio che può farle individuare è stato cancellato: il tono di voce, quel modo inconfondibile di gesticolare e, soprattutto, la piega delle labbra quando arriva in testa un ricordo più brutto di altri. A volte, al posto delle parole, troverai delle x: ad esempio, nel bel mezzo della storia, vedrai che una ragazza dice «xxx». Sono le frasi più pericolose, perché rendono le storie identificabili e abbiamo dovuto cancellarle. Dovrai immaginarne il suono, ma prima di tutto la potenza. Oltre non siamo potute andare.

Fatima, Yasmine, Zoya, Khadija e X sono le cinque autrici che non incontrerai mai: sono giovani donne che hanno deciso di ribellarsi a matrimoni forzati. Per farlo, hanno dovuto rinunciare alla loro identità: ora vivono lontane dalle famiglie e si stanno ricostruendo una vita. Pezzetto dopo pezzetto. Da sole. Non è facile ed essere al sicuro è il primo pensiero ogni mattina. Tutte e cinque hanno ricevuto minacce. Tutte e cinque sanno che cosa rischiano se qualcuno le ritrovasse. Tutte e cinque hanno scelto di partecipare a questo libro.

Ogni storia che leggerai è stata pensata e scritta insieme a loro. Poi, prima di presentartela, abbiamo dovuto oscurare i segni particolari. Se, ad esempio, ti stai chiedendo da dove vengono, ti dovrai accontentare di sapere che sono ragazze cresciute in Italia e nate in Bangladesh, Afghanistan, Pakistan e India. E se anche non possiamo dire di più, sappi che qui troverai le parti più preziose delle vite di ciascuna: i pensieri che le hanno spinte a cercare la libertà, il terrore quando hanno creduto di non farcela e la speranza che le ha convinte ad andare avanti.

Sono cinque racconti autentici che seguono il flusso dei ricordi, così come ognuna si è sentita di rivelarli. Testimonianze uniche che, siamo sicure, non hai mai letto. Le ragazze che si ribellano, troppo spesso, sono solo oggetto di discorsi fatti da altri. Qui, per la prima volta, si raccontano con la loro voce e senza intermediari. Una delle cinque autrici, dopo essere scappata, ha deciso di tornare a casa e, per motivi di sicurezza, non le abbiamo assegnato neppure un nome falso. Anche se è pericoloso, X ha delle cose che vuole far sapere. Qui le potrete leggere.

Abbiamo iniziato a pensare al libro alla fine del 2019, quando ancora non sapevamo che una pandemia avrebbe travolto le nostre vite. Ci siamo sentite e incontrate non appena abbiamo potuto. Le storie hanno cambiato molte forme e ogni volta è stato difficile. Perché le cinque autrici hanno dovuto rinunciare (di nuovo) a pezzi delle loro identità: ogni dettaglio cancellato, ogni dialogo accorciato o coperto da «xxx» è stato lasciato indietro con fatica. Essere costrette a nascondersi per aver scelto di essere libere è ingiusto. Fa sentire come se il potere fosse ancora nelle mani di chi non ha accettato quello che sei. Le cinque autrici, nonostante tutto, hanno deciso di andare avanti: «Per le altre, perché devono sapere che si può fare» è la frase che hanno pronunciato dopo pomeriggi interminabili di sospiri. «Per le altre» è la frase che ha permesso a te di avere in mano questo libro.

Io sono Martina e sono l’unica scrittrice a potersi esporre con nome e cognome. Quando ho scoperto che si può scappare da un matrimonio forzato ero un’adolescente: la mia mamma, assistente sociale, aveva ricevuto una richiesta d’aiuto e io la ricordo vagare insonne per casa. Ricordo la sua ansia e, all’improvviso, la mia paura, pensando a quella ragazza in fuga da sola.

È stato allora che ho iniziato a chiedermi perché nessuno ne parlasse. Nessuno dei miei amici, nessun giornale, nessun politico. Poi, ho iniziato a lavorare come giornalista e sono andata a cercare le storie. Ho conosciuto così Trama di Terre, la prima associazione in Italia a occuparsi del tema, e Tiziana Dal Pra, la sua fondatrice e la prima ad aver avuto l’intuizione che c’erano e ci sono giovani donne dimenticate. Da qui è partita la mia ricerca e qui ho conosciuto anche Alessandra Davide, presidente della onlus dal 2018 al 2022. E, dopo qualche anno, è nata l’idea di far raccontare alle ragazze la propria storia. È la strada giusta? Il silenzio è comodo, evita di esporci su temi come la religione, l’integrazione e la tutela di chi sopravvive alla violenza. Tacere però, significa restare immobili. Ecco perché, seppur fra tanti dubbi, abbiamo iniziato a lavorare a questo libro. Non è stato facile, abbiamo cambiato idea almeno tre volte e le storie hanno rischiato di non essere mai pubblicate. Ogni volta, a darci la forza di proseguire sono state Fatima, Yasmine, Zoya, Khadija e X.

A fine settembre 2021, io e Alessandra ci siamo telefonate: erano passati quattro mesi dall’uccisione della diciottenne Saman Abbas dopo il suo No a un matrimonio forzato. Quattro mesi di tempesta mediatica, dolorosa e continua. Avevamo paura di andare avanti. Potevamo prenderci la responsabilità di mettere in pericolo anche solo una delle autrici? Raccontando le loro storie, stavano rischiando tutto e lo stavano facendo di nuovo. Ma in cambio di cosa?

Intanto, le loro vite scorrevano tra ostacoli burocratici e difficoltà economiche: Fatima, Yasmine, Zoya, Khadija e X stavano facendo una battaglia per tutte e noi non avevamo quasi niente da offrire. La militanza è importante, ma non sempre ce la si può permettere. È stata Alessandra a proporre una soluzione: se volevamo sostenere davvero le donne sopravvissute alla violenza, dovevamo trovare dei finanziamenti economici per borse di autonomia. Un sogno, ma abbiamo voluto provarci. Così abbiamo incontrato Cinzia Monteverdi, amministratrice delegata di seif: grazie a lei e alla Fondazione il Fatto Quotidiano, di cui è presidente, è partita una raccolta fondi che ha permesso di finanziare le prime borse. Un contributo che ha aiutato anche alcune delle co-autrici e che è servito per dare stabilità a nuove vite: comprare una macchina, pagarsi un corso di formazione professionale, lasciare il lavoretto per finire l’università o arredare una piccola casa. Vere e proprie boccate d’ossigeno.

La raccolta è stata fatta tutelando al massimo la privacy, perché la sicurezza è la prima delle preoccupazioni. Ancora una volta, le protagoniste delle storie sono diventate solo delle X. Una volta ottenute le borse di autonomia, ci siamo chieste che cosa fare. Aveva ancora senso pubblicare il libro? Il silenzio sembrava, di nuovo, la strada più sicura. La decisione finale l’hanno presa Fatima, Yasmine, Zoya, Khadija e X. Perché le storie sono loro e di nessun’altra. «Per le altre», hanno ripetuto.

Siamo andate avanti perché siamo convinte che in Italia manchi un dibattito costruttivo sui matrimoni forzati, così come non è mai stata fatta una campagna di prevenzione nazionale. Chi ci governa, nonostante le promesse sbandierate ogni volta che muore una ragazza, si limita alla repressione dei singoli reati. Se si parla del tema è solo per stigmatizzare altre culture, spaccare schieramenti e animare talk show. A nessuno sembra interessare che ci siano giovani donne che subiscono violenze. A noi, invece, è l’unica cosa che importa.

Le storie delle cinque co-autrici sono il cuore del libro: prenditi tempo per leggerle e, mentre lo fai, ricordati quanto è stato difficile scrivere ogni parola. Sono confessioni che abbiamo deciso di affidarti. Abbine cura. Per aiutarti a guardare negli occhi le protagoniste, troverai cinque illustrazioni: ogni ragazza ha dato indicazioni su come essere rappresentata e la matita di Elisabetta Ferrari ha fatto la magia di dare un volto a chi non può mostrarlo. Prima di andare oltre, osserva ogni dettaglio e fa’ in modo che ti rimangano impressi i colori: ogni tratto ha un significato.

Subito dopo, troverai un elenco (incompleto) di altre storie come quelle di Fatima, Yasmine, Zoya, Khadija e X. Sono comparse sui giornali e sparite troppo in fretta dalle cronache. E dalla nostra memoria.

La parte successiva del libro è dedicata al futuro: vogliamo che questa lettura sia anche un’occasione per pensare alla società che verrà e a come costruirla. Per questo abbiamo chiesto a un attivista e a due attiviste, da anni in prima linea, di condividere la loro visione. Il regista Wajahat Abbas Kazmi, la consigliera comunale Marwa Mahmoud e l’insegnante di italiano Tashina Us Jahan sono testimoni di lotte quotidiane e hanno soluzioni concrete da proporre a politici che continuano a girare intorno ai problemi.

Subito dopo potrai leggere una intervista a Tiziana Dal Pra, la prima che, più di vent’anni anni fa, ha riconosciuto le richieste d’aiuto. Lei ci aiuterà ad analizzare il fenomeno oltre i pregiudizi, partendo dalla sua esperienza sul campo. Oltre ai tanti spunti di riflessione, Dal Pra ha deciso di condividere una lista di suggerimenti per le ragazze che vogliono sottrarsi ai matrimoni forzati. L’ha elaborata insieme a un gruppo di donne pakistane e bengalesi: sono tracce di un percorso che merita grande attenzione e soprattutto richiede rispetto. La troverai in coda al libro, così che chiunque possa ritagliarla e farla girare.

Sulla possibilità di creare alleanze, poi, ha scritto Alessandra Davide: racconta di giovani valorose che si ribellano alla legge degli uomini e di come questo, in realtà, riguardi tutte. Del perché servano compagne di viaggio, ce ne parlerà anche Angela Maria Bottari, ex deputata e protagonista delle battaglie femministe in Italia contro il matrimonio riparatore, il delitto d’onore, e per una legge contro la violenza sessuale. Troppo spesso dimentichiamo che da Franca Viola, una delle prime a dire No alle nozze forzate in Italia, sono passati davvero pochi anni. Nell’ultima parte del libro, abbiamo inserito un capitolo che cerca di mettere in fila i fatti e chiarire le definizioni: si parla di dati, esperienze e interventi legislativi. Può essere un punto di partenza per chi vuole saperne di più.

Infine troverai una postfazione a cui teniamo molto: la firma Cinzia Monteverdi e racconta cosa la Fondazione il Fatto Quotidiano ha fatto di concreto per le donne sopravvissute alla violenza. L’impegno non finisce qui: i proventi derivati dai diritti d’autore di questo libro saranno donati all’associazione Trama di Terre. Perché possa continuare nel sostegno alle ragazze che si ribellano alle nozze forzate.

Mentre leggi il testo che hai in mano, ricorda sempre che abbiamo un solo obiettivo: ascoltare. Non abbiamo risposte prestabilite né idee incontestabili, piuttosto siamo piene di domande e speriamo che bastino per abbattere qualcuno dei muri che impediscono il dialogo. Come insegnano Fatima, Yasmine, Zoya, Khadija e X, vogliamo provarci. Per tutte le altre che chiedono aiuto. Per tutte le altre che ancora non sanno di poter essere Libere

Il libro è pubblicato da «Il fatto quotidiano» e da Paper First (220 pagine, 17 euri) con le illustrazioni di Elisabetta Ferrari e la postfazione di Cinzia Monteverdi.

INDICEIntroduzioneFatimaYasmineZoyaKhadijaLettera di XLe storie sparite dalle cronacheIl futuro: Wajahat Abbas Kazmi, Marwa Mahmoud,Tashina Us JahanLa prima a rompere il silenzio: Tiziana Dal PraAlleanze di Alessandra DavideDa Franca Viola a noi: Angela Maria BottariI matrimoni forzatiSuggerimenti per chi vuole sottrarsi a un matrimonioforzato o combinatoConclusioniPostfazione di Cinzia MonteverdiRingraziamentiNumeri e contatti utili

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