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Strage di Ustica, rispunta la pista palestinese nei documenti inediti rivelati da La Stampa

Strage di Ustica rispunta la pista palestinese nei documenti inediti rivelati da La Stampa
I telegrammi inviati al Sismi dal colonnello Stefano Giovannone
Un allarme rosso, lanciato la mattina del 27 giugno del 1980 dal Libano alla sede centrale del Sismi. Un telegramma cifrato per decenni coperto da segreto di Stato, parzialmente declassificato solo nel 2014, che rilancia la pista palestinese per la strage di Ustica. Lo ha rivelato La Stampa riportando l'allarme arrivato poche ore prima del disastro aereo che collega l'attentato a una frangia filolibica del terrorismo palestinese. Il telegramma porta la firma del colonnello Stefano Giovannone. Solo l'ultimo di una sequenza di comunicazioni con le quali il colonnello segnalava la probabilità di "una situazione di pericolo a breve scadenza", parlando di "due operazioni da condurre in alternativa contro obiettivi italiani: dirottamento di un Dc9 Alitalia" o "occupazione di una ambasciata", come da colloqui con fonte fiduciaria.

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Longread Il labirinto della verità: cosa sappiamo a 40 anni dalla strage di Ustica di GIANLUCA DI FEO (COORDINAMENTO E TESTO), GIOVANNI EGIDIO (BOLOGNA), ANAIS GINORI (PARIGI), CONCETTO VECCHIO (ROMA). COORDINAMENTO MULTIMEDIALE LAURA PERTICI. GRAFICHE E VIDEO A CURA DI GEDI VISUAL. CON UNA VIDEOINTERVISTA DI VALERIO LO MUZIO E ANTONIO NASSO
La storia del carteggio del colonnello Giovannone viene ricostruita anche nel longform "Ustica, la verità nel labirinto" disponibile online sul nostro sito. Si descrivono le informative mandate dal capo degli 007 a Beirut per segnalare l'imminenza di un attentato contro l'Italia da parte del Fronte popolare di liberazione della Palestina di George Habbash, evidenziando che sarebbero state trasmesse anche il 27 giugno 1980. Giovannone era l'ufficiale che gestiva il Lodo Moro, l'accordo siglato nel 1974 tra l'allora premier e i palestinesi: un patto che gli garantiva libertà di movimento in cambio dell"immunità del nostro paese dagli attentati. Nel dicembre 1979 quando ci fu il sequestro a Ortona di due missili terra-aria destinati alla rete di Habbash e l'arresto di un funzionario del Fplp a Bologna, i palestinesi ne chiesero il rilascio in base al Lodo Moro. Che non fu concesso. E dalla primavera 1980 il colonnello Giovannone avrebbe segnalato il rischio di ritorsioni. Sottolineando come anche Gheddafi, sponsor delle frange palestinesi più dure, premesse per un attacco all'Italia. E che ci fosse il rischio che l'attentato venisse affidato alla rete europea di Carlos.

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Nei processi penali su Ustica la tesi della bomba è stata sostenuta da diverse perizie senza però prove definitive. I pm non ci hanno creduto, anche perché le ipotesi sull'ordigno hanno riguardato posizioni diverse all'interno del DC-9 che hanno spinto i pubblici ministeri a parlare di "bomba ballerina". I familiari delle vittime guidati da Daria Bonfietti ritengono che evocare la bomba sia seguire la linea dei depistaggi, tentati sin dal primo giorno da agenti del Sismi vicini alla P-2. 
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