Raggi, Lemmetti e tre ex dirigenti rinviati a giudizio per i conti di Ama ...

L'ex sindaca Virginia Raggi è stata rinviata a giudizio con l'accusa di calunnia. Con lei l'ex assessore al bilancio Gianni Lemmetti, Luigi Botteghi della Ragioneria Generale, Giuseppe Labarile, al tempo direttore delle Partecipate e l'ex direttore generale del Campidoglio Franco Giampaoletti, per tentata concussione in concorso. La decisione dei giudici riguarda l'inchiesta sui conti di Ama. Una vecchia vicenda che ha tenuto banco per mesi nella cronaca politica cittadina segnando l'amministrazione a Cinque Stelle. E che a quanto emerge dalle carte giudiziarie non è ancora terminata. Riguarda il bilancio Ama 2017 e la partita di 18 milioni di euro di crediti cimiteriali che la partecipata vantava dal socio unico Roma Capitale e che il Campidoglio non voleva elargire. Riavvolgiamo brevemente il nastro per comprendere il quadro giudiziario attuale tramite le principali tappe della vicenda.
Il caso del bilancio Ama
Tutto ebbe inizio il 6 novembre 2018. L'allora amministratore delegato di Ama, Lorenzo Bagnacani, presenta un esposto in Procura accusando Roma Capitale (il socio unico) di aver ricevuto "pressioni indebite" per l'approvazione dei conti senza un credito da 18 milioni di euro che la municipalizzata vantava nei confronti del Comune, conseguenza di servizi effettuati all'interno dei cimiteri e, a suo dire, mai pagati. Nell'esposto Bagnacani riassume le vicende che hanno riguardato i rapporti tra Ama e Campidoglio dal 31 marzo 2017, data dell'approvazione nel consigli d'amministrazione del bilancio, fino alla delibera di giunta che invece lo bocciò.
Il braccio di ferro durato mesi
Un lungo ed estenuante braccio di ferro che ha visto da una parte Bagnacani e l'allora cda accusare il Comune, come riportato nell'esposto, di "inerzia e mancata partecipazione" alla procedura di approvazione dei conti, e di "irrituali richieste nei confronti del cda sprovviste di adeguato supporto tecnico, probatorio e documentale" per "modificare il bilancio Ama al fine di stralciare il credito". Dall'altra il Comune difendere la propria posizione sostenendo che il credito semplicemente non fosse dovuto. La documentazione portò allora all'apertura dell'inchiesta.
Nel dettaglio l'assessore Lemmetti, il dirigente Botteghi, Labarile direttore delle Partecipate e il dg Giampaoletti vengono accusati di tentata concussione continuata in concorso ai danni dell'ex capo dipartimento Ambiente di Roma Capitale ed ex dirigente dei servizi cimiteriali, Rosalba Matassa. A i tre viene contestato di aver portato avanti minacce nei confronti di Matassa prospettandole una sua “possibile marginalizzazione professionale”, come riporta il capo d’imputazione.
Alla fine i bilanci 2017, 2018 e 2019, sotto l'amministrazione di Stefano Zaghis, con i conti in rosso. A determinare il negativo sia la partita dei 18 milioni che la svalutazione del centro Carni di viale Palmiro Togliatti, tra le proprietà di Ama. Un'operazione che è poi costata ai romani ben 250 milioni di euro per la successiva ricapitalizzazione dell'azienda. Tradotto: 250 milioni di euro sono transitati dalle casse del Comune a quella della municipalizzata per risanare i conti, con parallelo aumento della Tari per 100 milioni di euro.
L'accusa a Virginia Raggi
Qual è il ruolo di Virginia Raggi nella vicenda e da quale episodio scaturiscono le accuse di calunnia? L'ex sindaca grillina viene ascoltata dai magistrati come persona informata dei fatti. Durante la deposizione Raggi accusa Bagnacani e l'allora assessora Pinuccia Montanari di averla minacciata. "Ricordo che io e Lemmetti ribadivamo che se non venivano fornite documentazioni sui crediti non si poteva approvare il bilancio. Bagnacani e Montanari in qualche modo mi "forzavano", "mi minacciavano" dicendo che se non avessi approvato il bilancio come volevano loro riconoscendo i crediti, io sarei stata responsabile del fallimento dell'azienda" si legge nell'ordinanza. "Mi accusarono che volevo fare fallire l'azienda per "svenderla" ai privati". E ancora: "Era soprattutto l'assessora Montanari a essere insistente sul punto. C'era un clima "terroristico" che veniva posto in essere nel tentativo che io cedessi [...] Montanari insisteva sul fatto che l'accanimento di Roma Capitale nel richiedere la documentazione dei crediti cimiteriali fosse propedeutico a una svendita della società". Parole che hanno spinto Bagnacani alla denuncia per calunnia.
Da ricordare che il pm ha richiesto per ben due volte l'archiviazione, sia nel 2019 che nel 2021, giudicando insufficienti gli elementi per andare a processo. Il gip dal canto suo ha più volte sottolineato la necessità di ulteriori approfondimenti per accertare "la sussistenza o meno del credito" in questione, un passaggio centrale per "ricostruire il fatto penalmente rilevante". Lo scorso ottobre è arrivata l'imputazione coatta tramite ordinanza. In pratica il giudice ha disposto che la Procura chiedesse il rinvio a giudizio. Da qui la nomina di un nuovo gup (giudice per l'udienza preliminare), che ieri ha dato l'ok al processo.
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